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Le trecento aziende ambasciatrici dell’eccellenza della Campania

14 febbraio 2020 - Top imprese (il Gruppo Grimaldi guida la classifica con un valore della produzione al 2018 di oltre 3 mld di euro, sul podio anche Lillo e Adler) che generano un valore della produzione pari a 40,4 miliardi di euro, in crescita del 6% rispetto al dato aggregato del 2017. Una crescita che coinvolge il 72% delle aziende esaminate da PwC con il contributo del Dipartimento di Economia della Federico II. Otto i settori sotto la lente: commercio, trasporti e logistica, agroalimentare, edilizia e servizi, automotive-railway-aerospace, produzione industriale, farmaceutica e moda. Un tessuto produttivo tutto sommato in discrete condizioni di salute, caratterizzato da ridotte dimensioni aziendali e dalla scarsa propensione ad investire con proprie risorse. “Ho capito da quando ho assunto la carica di amministratore - afferma Emanuele Grimaldi - che il Gruppo doveva specializzarsi e diventare primi al mondo in alcuni settori specifici, come le autostrade del mare. E ci siamo sviluppati a 360 gradi. Stiamo infatti ingrandendo il terminal di Barcellona con un autoparco, parcheggi e un raccordo più attrezzato con la ferrovia, abbiamo le autorizzazioni per costruire un autoparco che diventerà il gateway per l’export degli stabilimenti Fca, a Salerno produrremo l’energia che occorre ai nostri servizi mediante il fotovoltaico”. Le eccellenze però non bastano senza innovazione, nuove conoscenze e soprattutto politiche adeguate. Lo sottolinea Paolo Scudieri, patron di Adler, il secondo player al mondo per la componentistica automotive (70 stabilimenti in trenta Paesi, un valore alla produzione di oltre un miliardo e 700 milioni di euro). “Se parliamo di politiche per il Sud - aggiunge Scudieri - dobbiamo innanzitutto pensare a misure che favoriscano l’attrattività del territorio. Si tratterebbe, peraltro, di ricette applicabili all’intero Paese, tenendo presente che una crescita organica non può che partire dal Mezzogiorno. Non possiamo limitarci ad un sistema di agevolazioni per aree svantaggiate. Ci vuole una politica industriale strutturata, che permetta di fare impresa e, quindi, creare lavoro e benessere”. 
 Eduardo Cagnazzi

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