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Autotrasporto, salario minimo, Europa dell’Est contro quella dell’Ovest


24 giugno 2016 - 2016 - Est contro ovest, l’Unione Europea che non c’è. Sul salario minimo nell’autotrasporto si legge in una nota CNA-Fita, è scontro totale. Si tratta di un provvedimento con cui si impone ai conducenti dipendenti di camion stranieri che caricano e scaricano in Francia (o Germania) di adottare il salario minimo francese, mentre i contributi e la tassazione sul lavoro restano quelli dove il camion è immatricolato. Una disposizione necessaria ad arginare una concorrenza sleale senza limiti al ribasso ma che la Commissione UE condanna, aprendo una procedura d’infrazione per i due paesi.

E così il mercato unico europeo tale rimane, senza assurgere ad una politica unica; si confonde un principio di libertà economica e di circolazione di merci e persone con una sostanziale deregulation. Pare che il solo principio possibile sia quello della libera circolazione mai messo in relazione con il principio di armonizzazione delle condizioni economiche. Poco importa a questa Europa di burocrati se polacchi, ungheresi o rumeni entrano a gamba tesa nei mercati nazionali di interi comparti, in questo caso quello dell’autotrasporto, con costi operativi non equiparabili e portatori di un vero e proprio dumping distruttivo.

Bruxelles con tutto il suo apparato di norme, regolamenti e solerti “mandarini”, conferma la totale incapacità a gestire una politica dei trasporti per un unico continente rivelandosi solo un antipatico vigile al servizio di una libera circolazione delle merci e delle persone senza regole. Così facendo non solo si distrugge l’autotrasporto e l’economia dei singoli paesi ma si mina alle basi il processo che ha reso possibile l’unificazione del vecchio continente.

Dichiara Cinzia Franchini, Presidente nazionale CNA Fita: “Aprire oggi una procedura d’infrazione contro Francia e Germania, perché da sole si sono attivate a tamponare l’inefficienza di un processo europeo che perde di vista il tema centrale dell’armonizzazione dei costi di un’unione economica, è sintomo di ottusità e semplicioneria mali tipici di una burocrazia inutile e sganciata da una visione politica che torna prepotentemente all’ordine del giorno.

In Italia - ha precisato la Franchini - il Governo a parole sembra condividere quanto noi stiamo dicendo da tempo e che è in linea con l’extrema ratio di Francia e Germania. Alle parole però dovrebbero seguire i fatti e oggi ai fatti di Francia e Germania seguono quelli preoccupanti di Bruxelles che auspichiamo possano trovare il nostro Governo fermo a contrastare l’aggressione che l’est Europa sta portando all’economia dei paesi fondatori approfittandosi del principio unitario”.

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