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Coronavirus, anche la logistica sotto scacco


13 gennaio 2020 – Il coronavirus minaccia la salute (già precaria) della logistica italiana. Se in Cina l’emergenza non verrà messa sotto controllo, da fine febbraio inizieranno ad essere visibili le prime ripercussioni sul traffico dei container nei nostri porti, con conseguenze sui flussi di merci e sull’intera economia. Secondo le prime stime del Freight Leaders Council, l’associazione che riunisce i maggiori player della logistica nazionale con l’obiettivo di studiare l’andamento del settore, la riduzione dei container potrebbe arrivare fino al 20 per cento in porti strategici per il nostro sistema, come Genova o Salerno, per via dello stop delle partenze dalla Cina.

Con ricadute dirette su tutta la catena logistica (spedizionieri, autotrasporto, magazzini) fino a mettere in sofferenza settori chiave per l’economia, quali l’automotive, l’elettronica e la produzione di macchinari altamente specializzati. Già da ora è possibile rilevare fattori negativi per il mercato: i costi per le spedizioni da e per la Cina stanno aumentando, mentre le portacontainer in arrivo nei porti cinesi stanno incontrando diversi disagi, dovuti principalmente alla mancanza di personale per lo scarico delle merci.
 “Stiamo monitorando costantemente la situazione – ha commentato Massimo Marciani, Presidente del Freight Leaders Council – che per il momento rimane sostanzialmente invariata grazie al flusso delle scorte che riforniscono i mercati. Tuttavia i disagi per le nostre aziende impegnate a vario titolo nella supply chain sulla direttrice Cina-Italia sono già iniziati. Se l’emergenza Coronavirus non cesserà al più presto, permettendo alla Cina di riattivare la produzione industriale almeno entro il mese di febbraio, la logistica italiana rischia di pagare un conto molto salato”. 
Gli analisti internazionali concordano sul fatto che i danni all’economica globale potranno essere gestibili se l’emergenza cesserà entro la fine del mese, ma lo slittamento al 17 febbraio della ripresa delle attività in Cina non fa ben sperare. A cui si aggiungono anche le previsioni al ribasso delle agenzie di rating sul Pil cinese. L’Italia è il quarto partner commerciale della Cina, stando alle rilevazioni di Info Mercati esteri del Ministero degli Affari esteri. Le importazioni, in crescita, sono state pari a 30,8 miliardi di euro nel 2018.

Dalla Cina arrivano, soprattutto via mare con traffico container, prodotti tessili e abbagliamento, computer e elettronica, macchinari e manufatti in plastica e metallo. Anche l’export, benché più contenuto (pari a 13,2 miliardi nel 2018), pone la Cina al quarto posto tra i nostri partner commerciali, soprattutto nel campo della chimica, farmaceutica, veicoli, mobili e abbigliamento.

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