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Quale futuro per le shipping cities?

27 Settembre. Da hub al centro dell’economia del Mediterraneo medievale all’occasione persa con la prima rivoluzione industriale di diventare motore per lo sviluppo di nuovi modelli economici. Fino alla stagione della “chiusura” alla città e ai tentativi di costruire un rinnovato rapporto con quest’ultima. L’evoluzione storica del porto di Napoli e i suoi rapporti con il tessuto urbano metropolitano come case history al centro del Convegno Internazionale “Il Futuro delle Shipping cities. Prospettive marittime per le sfide urbane nelle città portuali” organizzato da Iriss-Cnr e associazione RETE nell’ambito della terza giornata delle Naples Shipping Week. 
Frutto di un percorso pluriennale animato dal gruppo di ricerca-azione coordinato da Massimo Clemente, Dirigente di ricerca dell’Iriss-Cnr, l’appuntamento ha analizzato con un approccio volutamente multidisciplinare i nuovi modelli di sviluppo sostenibile basati sull’integrazione mare-terra partendo dallo stretto intreccio tra storia urbana e storia marittima che caratterizza le vicende delle città portuali. 
Una dinamica che proprio a partire dalle banchine potrebbe offrire un’inedita occasione di sperimentazione di nuove pratiche basate non solo sulla rifunzionalizzazione delle infrastrutture esistenti ma sull’applicazione modelli di economia circolare, improntati su principi qualitativi. In quest’ottica, attraverso un ripensamento radicale degli strumenti di programmazione, gli scali potrebbero fungere, ad esempio, da pivot per la rigenerazione dei cosiddetti “territori di scarto” o da attrattori di risorse per la riqualificazione delle zone periferiche. Trasformandosi da sistemi sostanzialmente chiusi in elemento di coordinamento nella riformulazione del tessuto urbano.

Gio.Gra.

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