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Verifica europea per il porto di Napoli


16 febbraio 2018 - La portualità europea affacciata sul Mediterraneo rischia di essere messa alla corda dall’aggressiva concorrenza che arriva dalla sponda meridionale. In Nord Africa sta crescendo la presenza cinese nei porti e l’Europa sarà chiamata prima o poi ad affrontare un “ragionamento geostrategico”. Per volumi di traffico, spiega Pietro Spirito, “si tratta di una sfida importante quanto e forse più della Via della Seta”. “E per affrontarla occorrono risorse da impiegare”.

Le riflessioni del presidente dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale arrivano nel corso di un incontro con una delegazione del Parlamento europeo. Una missione promossa dall’europarlamentare italiano Nicola Caputo che ha visitato Campania e Sicilia per verificare lo stato di avanzamento del corridoio scandinavo-mediterraneo delle reti TEN-T. A guidare la delegazione la presidente della Commissione Trasporti e Turismo, Karima Delli, che ha posto l’attenzione sulle prossime sfide della mobilità. “Il nostro obiettivo è quello di collegare i porti del Sud Europa con quelli del Nord Europa puntando su intermodalità, digitalizzazione, nuovi carburanti”.

Al centro dell’attenzione della tappa partenopea, insieme a una serie di visite alle infrastrutture metropolitane, lo stato di avanzamento del Grande progetto del porto di Napoli che vede impegnati 153 milioni di fondi comunitari. Il presidente Spirito ha dato conto dei 9 interventi programmati e assicurato circa il loro completamento entro il 2023, data di chiusura del relativo ciclo di programmazione europea.

“Puntiamo a due obiettivi strategici: l’integrazione efficace delle tre porte di accesso alla città, porto, aeroporto e ferrovia; lo sviluppo delle Zes, percorso sul quale con l’Ue si dovrà impostare un ragionamento sulle facilitazioni su logistica e cantieristica che attualmente non sono previste dalla carta degli aiuti di stato”. Tra gli argomenti trattati anche il nuovo pacchetto sicurezza nel settore turismo introdotto dalla Commissione europea (Delli: “bisognerà adattarsi alle nuove indicazioni”), il principio “use it or lose it” (Wim Van De Camp: “I ritardi nell’uso dei fondi non riguardano solo l’Italia ma non aspetteremo 10-15 anni per verificare il loro utilizzo: è necessaria una pianificazione migliore per non perderli”), la decarbonizzazione di città e mobilità (Ismail Ertug: “l’Europa fornisce il quadro normativa ma su elettricità, idrogeno e gpl conterà soprattutto la volontà degli stati membri”).

 Giovanni Grande

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