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La riforma portuale di Federico II


13 ottobre 2017 - Nuovo lavoro dell'avvocato Alfonso Mignone edito dalla Tipografia La Nuova Mezzina di Molfetta, "La riforma portuale di Federico II". L'Autore, avvocato esperto in diritto marittimo e appassionato di storia, ricostruisce con precisione, anche con il ricorso ad analogie con l'attualità, le vicende, poco conosciute che portarono all'emanazione di una legislazione di riordino amministrativo di 11 porti del Regnum Siciliae considerati strategici per l'export di prodotti agricoli: l'ordinatio novorum portuum per extrahenda victualia del 5 ottobre 1239. Il volume ci restituisce l'immagine di un imperatore attento allo sviluppo che l'economia del mare può apportare allo Stato e con una straordinaria visione "logistica" che mette in connessione masserie e scali portuali "specializzati" in export alimentare. I vecchi porti feudali, ormai in decadenza dopo la caduta dell`Impero Romano d'occidente vengono statalizzati con il ruolo di "far cassa" per l'Erario e il compito di gestirli, con un parallelismo che ricorda le funzioni delle Autorità Portuali, è affidato a Mastri Portolani e Notai. Nel libro troviamo interessanti spunti su embrionali forme di defiscalizzazione simili alle odierne "Zes" per incentivare gli investimenti del ceto mercantile veneziano e genovese nel Regno. Federico riforma la vecchia politica fiscale normanna, incoraggiando gli arsenali a costruire nuove navi e creando nuovi mercati con Africa e Oriente musulmano. La figura illuminata dello Stupor Mundi ci sorprende ancora nell'epoca della globalizzazione dei traffici marittimi.

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