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9 luglio 2017 - Vi è oggi l’esigenza primaria di rilanciare le politiche di sviluppo infrastrutturale e di coesione del Paese con una pianificazione, una programmazione ed una progettualità orientata al futuro, facendo tesoro delle esperienza del passato, delle “best practice”, ma anche delle, numerose, “bad-practice”.

Per essere in grado di affrontare la realtà ed i suoi cambiamenti, occorre partire proprio dalla realtà storica sia a livello territoriale che istituzionale, legislativo e ambientale. Nessuno può negare la lentezza e la fatica della portualità italiana nell’adeguarsi ai repentini cambiamenti del mercato globale, come pure dei”vecchi” piani regolatori portuali invischiati in procedure farraginose e veti, incapaci di gestire la velocità dei cambiamenti e del gigantismo navale.

Se, da un lato, tutti gli aspetti della globalizzazione e del suo influsso sulla portualità italiana vanno sapientemente inquadrati nel contesto sfaccettato della contemporaneità nella quale viviamo, d’altra parte non possiamo non riconoscere che il nostro Paese è l’esito di una storia specifica, sedimentata fino a diventare l’odierna geografia storica della multiforme portualità diffusa.

Val la pena rilevare che i Sistemi Logistici e Portuali, come le città metropolitane o le province, sono tutti componenti di un territorio storicizzato che è unico; pertanto le riforme, non potranno essere solo settoriali, anzi una visione settoriale probabilmente finirebbe per peggiorare l’attuale situazione.

 La necessità di un coordinamento per una corretta programmazione e attuazione delle politiche dell’uso del territorio, della logistica e della portualità implicano un’attenzione globale verso il processo di riforme in atto. Il disegno di riassetto istituzionale promosso dalla Legge n. 56/2014 (cd legge Delrio) ha indotto da un lato, un riassetto istituzionale, tra province, città metropolitane etc., mentre la riforma dei porti (D. Lgs. N. 169/2016) approvata dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto 2016, ha soppresso 24 Autorità Portuali, prevedendo 15 nuove Autorità di Sistema Portuale che dovranno gestire complessivamente 57 porti con la relativa logistica territoriale.

Da una opportuna sinergia tra le due recenti Riforme, atteso che tutte le città metropolitane del Sud sono città portuali, può nascere una nuova e reale governance di sistema, orientata allo sviluppo logistico del territorio del mezzogiorno d’Italia.

 Donato Caiulo

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