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Nel Mediterraneo, lo sviluppo della Blue Economy


22 febbraio 2017 - È la possibile alleanza fra trafficanti di essere umani e Jihadisti il pericolo maggiore che incombe sulla sicurezza del Mediterraneo e quindi di tutte le attività, in particolare relative al turismo crocieristico, che in questo mare si svolgono. Ma, nonostante tutti i rischi che condizionano la situazione geopolitica, le acque del Mediterraneo sono paradossalmente più sicure di quanto fossero in passato, grazie alla presenza massiccia di mezzi della Marina Militare Italiana e di alleati. Secondo la tesi di Vittorio Emanuele Parsi, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali, intervenuto ieri al primo summit sulla Blue Economy Med, svoltosi a Roma presso la sede di Unioncamere, tutti, e quindi anche le compagnie da crociera, dovranno fare fronte a una situazione di crisi permanente in materia di sicurezza. Il summit di Roma organizzato da Blue Vision, società spezzina presieduta da Giorgia Bucchioni, e sostenuto da Unioncamere (presente con il suo presidente Ivan Lo Bello), da Legambiente (rappresentata dal presidente Rossella Muroni) e Federagenti (con il presidente Gian Enzo Duci) aveva l’obiettivo di accendere i riflettori sulle opportunità, le potenzialità, i ritardi, ma anche le disattenzioni italiane a un settore, quello della Blue Economy, in grado di attivare importanti investimenti e generare occupazione. Riflettori che, alla presenza di rappresentanti del Mise, parlamentari, e rappresentanti delle Regioni e dei porti, si sono accesi sul tema della sicurezza e dei rischi che riguardano l’intero settore del turismo sul mare, ma anche la portualità turistica eco-compatibile e i traffici marittimi in Mediterraneo. Un mare - come ha ricordato Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti - che rappresenta l’un percento di tutte le acque del mondo, ma “ospita” il 20% dei traffici marittimi del mondo. Un mare delicato dal punto di vista ambientale, nel quale oltre ai cambiamenti di scenario geopolitico, caratterizzato dalla presenza crescente della Russia, registra anche una vera e propria invasione di interessi cinesi.

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