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Cambiamenti climatici e shipping


18 gennaio 2017 - “La tempesta perfetta”: con questa immagine evocativa e poco distante dalle catastrofiche previsioni sui cambiamenti climatici, il rettore dell'Università di Trieste, Maurizio Fermeglia, ha iniziato la relazione introduttiva alla conviviale del Propeller Club di Triestedel 16 gennaio scorso. La serata, condotta sul tema “Riscaldamento globale: teorie e verità scientifiche. Relazioni con shipping, costruzioni navali e porti”, ha visto susseguirsi una serie di interessanti interventi da parte di studiosi e professionisti, impegnati nei settori della ricerca e della progettazione relative alla riduzione delle emissioni in atmosfera.

Ad introdurre la questione proprio il professor Fermeglia, che ha descritto proprio come una “tempesta perfetta” ciò che ci attende con la combinazione della crisi su elementi come cibo, acqua, energia e cambiamenti climatici: impossibile intervenire su uno di questi senza conseguenze sugli altri. Una disamina tutt'altro che tranquillizzante, che si è soffermata sul crescente fabbisogno di energia, sulla recente impennata dei gas serra, ma anche sulle possibili soluzioni a medio termine con il ricorso all'energia solare e alle celle ad idrogeno.

Vittorio Torbianelli, professore di Economia all'ateneo triestino, ha invece introdotto le relazioni tra riscaldamento globale e shipping, che incide per circa il 23% sul tanto temuto “effetto serra”, un processo atmosferico – ha spiegato in seguito Alessandro Crise dell'Istituto nazionale di Oceanografia e Geofosica sperimentale di Trieste – non di per sé negativo (mantiene la temperatura del pianeta accettabile per la vita così come la conosciamo), ma preoccupante in termini di crescita.

L'ingegner Luigi Matarazzo, direttore New building di Fincantieri spa, una delle eccellenze presenti sul territorio assieme ad Università e O.g.s., ha illustrato l'impegno della società nella progettazione navale, durante la quale addirittura si anticipano norme che verranno, in tema di riduzione di emissioni e provvedimenti antinquinamento per le navi da crociera ma non solo.
«Sono già state messe in atto, negli ultimi anni, interventi per l'energy saving – ha spiegato Matarazzo – e qualcosa è possibile fare anche in fase di refitting». 
La relazione si è poi concentrata sul futuro con l'alimentazione Lng ed i costi connessi, le fuel cell e la sterilizzazione delle acque di zavorra. All'ingegner Giorgio Sulligoi, prorettore dell'Università di Trieste, è toccato chiudere la lista di relatori, illustrando le nuove metodologie di progettazione per le attuali costruzioni navali, spiegando l'importante ruolo che l'ateneo triestino svolge in tale contesto.
 «Il tema è delicato e investe anche coscienze e comportamenti di ognuno di noi – ha concluso il presidente del Propeller Club di Trieste, Fabrizio Zerbini – ma di certo a Trieste sono presenti strutture di eccellenza che analizzano cause ed effetti, proponendo soluzioni e realizzando progetti all'avanguardia proprio per combattere il cambiamento climatico».

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