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Il Nuovo Canale di Panama


15 giugno 2016 - Tanto acciaio da costruire l’equivalente di 25 Torri Eiffel. Calcestruzzo sufficiente a realizzare 450 edifici da 20 piani. Escavi di nuovi canali navigabili per una lunghezza pari a 100 campi di calcio. Bastano questi pochi dati per dare l’idea della dimensione e della complessità dell’intervento per il raddoppio del Canale di Panama.

Un’opera ambiziosa, partita nel 2006, anno in cui un referendum popolare diede il via libera al progetto, e portata a termine in meno di un decennio con l’obiettivo di rispondere ad un’espansione del mercato marittimo che prevede l’impiego di navi sempre più grandi. Fulcro dell’operazione, la costruzione di un nuovo canale, a completamento di quello esistente, in grado di ospitare unità “post panamax” fino a 13.600 Teu (per una lunghezza di 366 metri, una larghezza di 49 e pescaggio pari a 15 metri).

Il triplo circa delle unità da 4.400 Teu che hanno finora solcato la principale opera infrastrutturale del Centro America. Per rendere possibile l’adeguamento sono state realizzate dal consorzio internazionale GUPC, composto dall’italiana Salini Impregilo, la spagnola Sacyr, la belag Jan de Nul e la panamense CUSA, due chiuse a salto triplo, rispettivamente sul lato Pacifico e Atlantico, che permettono di superare il dislivello di 27 metri esistente tra le acque oceaniche e il lago Gatun. Impressionante la dimensione delle tre camere – 55 metri di larghezza, 427 di lunghezza, 18,3 di profondità – corredate da 16 paratie scorrevoli realizzate in Italia per un peso totale di 50mila tonnellate e un’altezza (fino a 33 metri) pari a quella della statua del Cristo Redentore di Rio de Janeiro in Brasile. Al nuovo set di chiuse si accompagnano la realizzazione di nuovi canali di accesso, l’ampliamento e l’approfondimento del tratto sul lago Gaitan, l’introduzione di bacini ausiliari per il recupero e il riutilizzo parziale delle acque. Completato nel 1914 ma attivo a pieno regime dal 1920 il Canale ha registrato nel corso della sua attività più di un milione di transiti per una stazza totale che supera i 9 miliardi di tonnellate e un ricavato annuo che sfiora i due miliardi l’anno. Una centralità nell’ambito del sistema di trasporti internazionale messo a rischio dai limiti di accesso e che il governo panamense vuole sfruttare anche in ambito regionale.
 Giovanni Grande

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