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21 aprile 2016 - Un porto commerciale, due terminal container, una base navale per la Marina militare, porti turistici, enti di ricerca marina, un’industria cantieristica, cantieri per la nautica da diporto, centri di assistenza, pesca, professioni del mare, imprese industriali legate al mare, un forte indotto, una scuola trasporti, una tradizione nei mestieri del mare, crociere, turismo nautico, tre fra i piú noti parchi naturalistici, una cultura dell’ambiente marino e la consapevolezza di nuove formule di crescita sostenibile… Non manca nulla.

E proprio da questa elencazione di attività e professioni, che fanno di La Spezia e del suo Golfo un unicum a livello italiano e forse mediterraneo, che è nata l’idea e quindi il progetto di costruire proprio qui un hub culturale e operativo per la Blue Economy, ovvero di tutte quelle attività che l’Unione Europa (con la direttiva del 2012) ha definito strategiche per lo sviluppo dell’economia del continente e che già oggi occupano 5,4 milioni di persone.

La Spezia e il suo Golfo hanno in molti settori svolto funzioni pionieristiche. Anche nel campo della Blue Economy questa funzione di “avanguardia” e di vedetta puó essere replicata. Come? Creando il contenitore, il punto di riferimento, per l’appunto l’hub: una struttura agile, non burocratica, in grado di pianificare le azioni e specialmente di mettere a punto le partnership con soggetti che in questo campo operano spesso in modo non coordinato l’uno con l’altro.

“Crediamo nella forza delle idee, nella qualità degli uomini e della loro professionalità. Per questo – afferma Giorgia Bucchioni, vice presidente di Confindustria La Spezia e presidente della costituenda Blue Vision, una società no-profit di coordinamento, che ha già presentato, il suo progetto alla Fondazione Carispeziaincontrandone un forte e convinto interessamento – abbiamo deciso di lanciare una vera e propria “chiamata alle armi”, attraverso una strategia bottom-up, che consenta a tutti i soggetti attivi nel settore della Blue Economy di collaborare a un lavoro che in prima battuta sarà di analisi (entro fine giugno sarà pronto il piano operativo), quindi di ricerca (in particolare sulla consistenza attuale della Blue Economy in Liguria e a livello nazionale); a seguire di messa a punto di progetti finalizzati in grado di polarizzare sia risorse che capacità nella messa a punto di soluzioni innovative a partire da quelle relative all’utilizzo del territorio, del coordinamento e l’integrazione fra coste e territori vicini, alla focalizzazione di problemi sottovalutati come quello relativo all’erosione delle coste (un vero e proprio suicidio economico per l’Italia), sino alla predisposizione degli habitat nei quali far confluire e diventare realtà idee e progetti relativi a emergenze quali l’immigrazione o la sicurezza.

About maurizio de cesare

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