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Riforma portuale, buonsenso e meritocrazia per lo scalo di Salerno


30 gennaio 2016 - Ottenere dalle sedi competenti opportuni chiarimenti su organigramma, funzioni e poteri delle nuove DdSP (Direzione di Scalo Portuale), «poiché lo schema di decreto è ancora troppo vago e non rispecchia quella chiarezza di cui operatori e utenti portuali hanno bisogno per programmare investimenti e strategie economiche». È quanto chiede il presidente del Propeller Club di Salerno, Avv. Alfonso Mignone, in merito al previsto, e contestato, “accorpamento” tra le Ap di Napoli e Salerno.
«Per la scelta dei porti sedi di APdS – spiega Mignone – si è fatto riferimento a scali (definiti core network) collegati alla rete Ten-T ai sensi del Regolamento UE 1315/2013. Se Salerno non rientra tra i porti “core” non può essere questo l’unico parametro, assolutamente non “meritocratico”, per essere considerato scalo “strategico”».
Non volendo anticipare giudizi sulla nascita della APdS della Campania, in mancanza “di un’opportuna verifica empirica”, il Propeller salernitano conferma la posizione tenuta in questo lungo periodo di gestazione della riforma portuale, improntata al perseguimento “del buon senso e della meritocrazia”.
«Se, però – continua Mignone – come viene affermato dagli ambienti napoletani, l’idea della riforma è quella di non avere più porti vicini che si fanno una concorrenza spietata ma avere una regia unica a livello nazionale e regionale capace di diversificare l’offerta a vantaggio di entrambe, non posso negare che da una lettura del testo normativo si evince un “ridimensionamento” delle autonomie di cui godeva Salerno e che sono state fondamentali per la sua crescita esponenziale con benefiche ricadute sul territorio e sull’occupazione. Lo sviluppo di Salerno – conclude – è stato in controtendenza alla “mala gestio” della pluricommissariata Napoli, con le conseguenti ripercussioni negative per tutta la filiera».

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