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Fondo Trinity da 20 mln per Mataluni


29 gennaio 2016 - Mettere a segno un progetto di filiera per la valorizzazione dell’olio extravergine di oliva 100% italiano, facendo di quest’ultimo un campione dell’olio tricolore nel mondo. E avviare il restyling delle confezioni di olio di semi. Dopo lo spot che incarna in chiave social e moderna i valori della tradizione e dell’italianità, l’Oleificio Mataluni apre il 2016 con queste due nuove iniziative imprenditoriali: la nuova linea di olio di semi contrassegnata dal restyling delle confezioni e una partnership con il fondo americano Trinity Investment.

Il fondo investirà 20 milioni di euro che saranno focalizzati soprattutto per sviluppare il mercato americano e quello australiano, dove il marchio è da sempre presente. Il piano messo a punto con Trinity Investment prevede l’ingresso nell’azienda di Montesarchio sia di risorse finanziarie fresche, sia di manager di alto profilo.

Questi dovranno riorganizzare da una parte l’assetto societario, dall’altra mettere a punto un percorso di crescita dell’export. Puntando sulla qualità. La strada è mettere in connessione il produttore agricolo con il consumatore finale.
“Questa operazione - spiega il presidente, nonché numero uno di Confindustria Beneveto, Biagio Mataluni - ci consentirà di facilitare e completare il processo di internazionalizzazione intrapreso due anni fa e di essere presenti nei mercati in cui oggi registriamo una grande richiesta di prodotti agroalimentari italiani. 
In un momento particolarmente favorevole per il settore, abbiamo deciso di mettere a disposizione dell’azienda nuova finanza e tutti gli strumenti più idonei per affrontare adeguatamente l’importante percorso di crescita, accompagnandolo fino ad una eventuale quotazione in Borsa entro cinque anni”. 
Da qualche anno gli Oleifici Mataluni, noto per aver riportato diversi anni fa il marchio Olio Dante in Italia e aver dato nuova vita a marchi antichi, stanno vivendo una trasformazione storica, managerializzando l’azienda di famiglia e concentrandosi unicamente sui propri marchi. Eduardo Cagnazzi

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