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Salerno, da regional port ad asset di livello europeo


I ritmi di crescita nel settore container attestati sul 30%, i risultati più che lusinghieri nel settore crocieristico, dove si sta inserendo nei circuiti più consolidati a livello internazionale, il ruolo nodale
nella rete mediterranea delle Autostrade del mare. Il porto di Salerno chiude un 2014 più che soddisfacente e, con la prima toccata della Jolly Titanio delle linee Messina, tra le maggiori unità italiane ro/ro (240 metri di lunghezza) impiegate sulle rotte del Mar Rosso e del Medio Oriente, fa il pieno di fiducia per il futuro; in vista di un anno in cui punterà, dopo aver recuperato definitivamente i livelli di movimentazione pre-crisi, al consolidamento dei traffici e al proseguimento degli interventi infrastrutturali (primo tra tutti i collegamenti diretti tra lo scalo e gli svincoli autostradali del progetto “Salerno Porta Ovest”) necessari a garantire la competitività in un mercato in continua evoluzione. Un modello virtuoso nel panorama asfittico della portualità italiana di cui tracciamo un bilancio con il presidente dell’Ap, Andrea Annunziata.
 Qual è il segreto del porto di Salerno? 
Non siamo uno scalo grande ma nel corso di questi anni siamo riusciti ad occupare un posto di rilievo nella logistica della Campania, il che significa di una parte fondamentale del Mezzogiorno. La ricetta vincente è stata senza dubbio il coordinamento continuo e la collaborazione di tutti gli attori coinvolti. L’entusiasmo della comunità portuale, la sua disponibilità ci ha permesso di creare le condizioni ideali per lo sviluppo dei traffici. Faccio un solo esempio. Qui abbiamo firmato uno dei primi protocolli per la sicurezza dei lavoratori. Mettere al centro dell’attenzione i lavoratori rappresenta un indiscutibile salto di qualità, un porto che investe in sicurezza è una porto che riesce a guadagnare di più, in tutti i sensi.
 Nel corso dei due mandati alla guida dell’Ap qual è stato il suo maggior rammarico? 
 Intanto partirei dalle cose positive. Volendo sintetizzare si può dire che Salerno, partendo da una posizioni di bassa classifica oggi riesce a giocare per conquistarsi un posto al sole a livello europeo. Il rammarico è quello di non aver potuto fare di più, specie in direzione dell’integrazione logistica a livello regionale. Mi riferisco, innanzitutto, alla questione retroportuale che, per forza di cose, considerando la posizione geografica dello scalo, deve guardare alle aree industriali dismesse dell’interno. Ma anche ai collegamenti con gli interporti di Nola e Marcianise, veri e propri fiori all’occhiello del sistema regionale, o alla funzione di una aeroporto come il Costa d’Amalfi che potrebbe essere sfruttato per il cargo.
Quali sono i fattori che hanno frenato? 
La cattiva burocrazia. L’incapacità di semplificare, di dare risposte rapide a un mondo che sta cambiando. Nel settore dei trasporti nell’arco di un anno si può decidere se spostare o meno un collegamento con conseguenze pesanti per il territorio. Paradossalmente, guardo con invidia all’impostazione data al decreto Salva – Ilva che permette di affrontare i problemi in modo concreto e veloce. Solo che lì i meccanismi sono imposti dalla drammaticità della situazione.
 Le voci su un abbandono di Grimaldi a favore di Civitavecchia? 
Ad oggi all’Autorità portuale non è stato comunicato nulla. Grimaldi e Fiat sono due realtà importantissime per il nostro porto, anzi hanno rappresentato un momento di crescita fondamentale per tutto il sistema salernitano. Da parte nostra c’è la disponibilità assoluta al confronto per creare le condizioni ottimali per la permanenza di chi al porto in questi anni ha dato molto e ricevuto molto.
  Giovanni Grande

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