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Tonnage tax e bandiera normativa nella bufera


Non sono giorni facili per l’armamento italiano. Oltre ad una crisi economica generale ancora in atto e alle difficoltà particolari del sistema Italia, in questo finale di 2014 sono emerse anche problematiche operative che rischiano di rendere la vita dura agli armatori che vogliano continuare ad investire nel
nostro Paese. Il caso mediaticamente più interessante è stato quello di Italia Marittima e della supermulta da 60 milioni di euro comminatale dopo un’ispezione della Guardia di Finanza. Il fulcro delle attenzioni delle Fiamme Gialle – è il motivo che ha suscitato l’attenzione di tutto il cluster armatoriale – è stata un’interpretazione singolare ed inedita del regime fiscale della tonnage tax adottato da Italia Marittima (come da molte altre compagnie italiane).

Seconda la Guardia di Finanza, infatti, l’applicazione da parte della compagnia triestina del regime forfettario introdotto nel 2007 sarebbe stata errata. “Le considerazioni su cui si basano le contestazioni mosse dalla Guardia di Finanza sono duplici. Da un lato viene affermata la necessità di applicare il regime fiscale ordinario ai canoni di locazione delle navi prese a noleggio che operano prevalentemente in acque territoriali, anche se per le stesse è stata esercitata l’opzione per la tonnage tax.

Dall’altro, nella determinazione del luogo di utilizzo prevalente delle navi, si considerano territoriali sia le acque nazionali che quelle extra territoriali” ha spiegato la fiscalista Maria Gemma Ceccarelli dello Studio Casani&Associati.

 Il caso ha suscitato un gran trambusto, perché, qualora prendesse campo, l’orientamento della GdF inaugurato nei confronti di Italia Marittima (che ha già del resto fatto sapere di esser pronta a spostare altrove la sede qualora fosse condannata in via definitiva al pagamento) “indurrebbe – ha aggiunto Ceccarelli - molte compagnie di shipping ad abbandonare l’Italia”.

Tanto che a stretto giro di posta è stato approvato dalla Commissione Bilancio della Camera un emendamento alla Legge di Stabilità in discussione in queste settimane – a firma di Mauro Guerra, su suggerimento del deputato triestino Ettore Rosato (entrambi PD) – con cui si chiarisce che le acque internazionali non possono essere considerate territoriali. Ma al di là dell’incertezza dell’iter parlamentare, resta il fatto che la retroattività di una tale previsione nel caso di Italia Marittima è tutta da dimostrare.
Andrea Moizo

La versione integrale dell'articolo
è stata pubblicata su PORTO&diporto di dicembre

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