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Rigassificatori, alternativa alla dipendenza dei gasdotti


Con l’approdo della metaniera Indipendence è stato inaugurato all’inizio di novembre nel porto lituano di Klaipeda il primo impianto di rigassificazione della regione baltica. Finanziato con 87 milioni di
euro da parte della BEI (Banca Europea per gli Investimenti) la struttura, della capacità di 4,8 miliardi di metri cubi, è stata inserita fin da subito nei progetti chiave dell’European Energy Security Strategy, il documento con cui l’Ue ha scelto come priorità “da un lato di diversificare maggiormente i fornitori di gas naturale e dall’altro di mantenere volumi di importazione sostanziosi da fornitori affidabili”.

 L’ingresso della Lituania nello sparuto gruppo dei Paesi in cui è attivo questo tipo di tecnologia garantisce la sicurezza energetica dell’area da un’eccessiva dipendenza dallo scomodo vicino russo. Oltre a coprire parte del fabbisogno lituano attraverso accordi di “third party access regime”, consentirà ai Paesi confinanti di usufruire della capacità del terminal GNL sulla base di condizioni non discriminatorie. In questo modo lo scalo di Klaipeda, in cui sono in corso anche ingenti investimenti infrastrutturali sul versante commerciale da parte di MSC, mira a diventare polo energetico di riferimento della regione; nonché punto di partenza per una serie di progetti che dalla Finlandia all’Estonia alla Polonia individuano nei rigassificatori l’alternativa energetica al monopolio esercitato da Gazprom.

 La possibilità di slegare l’origine dell’approvvigionamento della materia prima dai percorsi obbligati dei gasdotti, d’altro canto, rappresenta uno dei vantaggi competitivi dell’importazione di gas in forma liquida per via marittima: mette, infatti, al riparo dalle tensioni politiche (Ucraina docet) e contribuisce alla riduzione dei prezzi. Ne sa qualcosa il Giappone che vanta, ad esempio, quasi la metà degli impianti presenti nel mondo. Non stupisce, così, la messe di programmi che, pur rallentati dalla crisi economica, andranno a compimento nei prossimi anni.
“Negli Stati Uniti – sottolinea l’EESS – si prevede che il primo impianto di liquefazione sulla costa orientale sia messo inservizio entro il 2015-2017 con una capacità di circa 24 miliardi m3/anno. Vi sono vari altri progetti simili in corso di sviluppo: la maggior parte dei volumi sarà convogliata verso i mercati asiatici, ma alcune società europee stanno già negoziando contratti di approvvigionamento di LNG con i produttori statunitensi”.  
Non mancano in questa corsa porti di primaria importanza, i cui piani tendono anche a rispondere, in prospettiva, alla diffusione del GNL come carburante marittimo. È il caso di Rotterdam la cui Ap intende aprire un GNL Hub entro la fine del 2015 e svolge il ruolo di capofila per un LNG Masterplan dedicato alla regione del Reno.

Mentre a Barcellona, dove è operativo dal 1969 un impianto di stoccaggio con collegato rigassificatore, nel 2013 è passato un progetto di ENASA con l’obiettivo di fare dello scalo catalano il primo e più importante punto di rifornimento di GNL nel Mediterraneo.
Giovanni Grande

La versione integrale dell'articolo
è stata pubblicata su PORTO&diporto di dicembre

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