Header Ads

Napoli ad un bivio: il destino del porto fondamentale per la rinascita economica della regione


La sferzata dal Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, che nei giorni scorsi ha minacciato di far saltare il tavolo del Grande progetto Porto di Napoli, ha sicuramente prodotto i suoi effetti: Caldoro ha parlato esplicitamente di mancanza di unità di intenti, addirittura del “remare contro” di alcuni soggetti che rallenterebbero l’iter già di per se complesso e per niente scontato nel suo esito, con il rischio di sforare i tempi imposti dall’Ue e perdere una così importante occasione di rilancio del porto e delle sue attività connesse.

Stefano Caldoro
La posta in gioco è molta alta e vede coinvolti settori economi e politici non solo locali ma a livello nazionale; perché la rapida realizzazione di questo progetto che a livello regionale coinvolge anche Salerno e Castellammare di Stabia porterebbe la portualità campana ad un livello di competizione nello scenario nazionale  mai riscontrabile se non addirittura all’epoca pre unitaria, quando Napoli era il più grande porto del Mediterraneo per numero di navi attraccate e per merci movimentate e la sua flotta commerciale era seconda solo a quella britannica.

Intendiamoci, il Grande Progetto Porto non riporterà Napoli a quel livello, ma certamente scompaginerà lo scacchiere nazionale che vede i sistemi logistici alle due ali, quello del Nord-ovest e quello del Nord-est impegnati in ambiziosi e costosissimi progetti già in via di attuazione: e siccome chi scrive ritiene che il numero dei contenitori e della merce trasportata possa subire solo lievi variazioni, se si movimenteranno tra Napoli e Salerno un milione e mezzo di contenitori, la maggior parte di questi verranno tolti da altre realtà portuali, e un milione e mezzo di contenitori sono tanti, tanti soldi ….
Stesso discorso, usando gli stessi concetti, vale per il settore crocieristico, e per quello dei traghetti ro-ro e autostrade del mare.

Naturalmente sarebbe una sana (?) competizione tra sistemi logistici, ma a livello locale Napoli ci mette del suo: e qui il presidente Caldoro ha ragione da vendere. Mancanza di visione unitaria, difesa ad oltranza del proprio orticello, antica logica spartitoria che nulla ha da vedere con gli interessi generali, lungaggini di strutture istituzionali spesso inadeguate a progettazioni di grande respiro, uso del “ricorso bloccante ad ogni iniziativa, hanno fatto suonare il campanello d’allarme alla Regione.

Chiamata in causa l’Autorità Portuale ha prontamente risposto e durante un incontro con la stampa del Comitato portuale praticamente al completo, il Commissario Dassati ha detto di aver chiesto una certificazione dello stato dei fatti (progetti e realizzazioni) alle strutture tecniche dell’Autorità e che i risultati verranno consegnati a Caldoro nel giro di pochi giorni.

Da questo incontro è risultata una realtà in chiaro scuro: dalla difficoltà e pessimismo dei servizi tecnico-nautici per l’aumento delle spese a fronte della diminuzione degli incassi (meno approdi alle banchine) alla frustrazione degli spedizionieri che non vedono risolti i problemi delle soste e delle ispezioni multiple alle merci, al moderato ottimismo dei terminalisti, che riescono a sopperire alla perdita di un traffico con l’acquisizione di un altro, mantenendo inalterati i livelli occupazionali (cosa non da poco nell’attuale scenario di recessione delle aziende).

A questo punto non ci resta che attendere pochi giorni per esaminare le verifiche dello stato dei fatti e sperare che il presidente Caldoro non passi dalle minacce ai fatti: perché come da tutti sottolineato, sarebbe il de profundis del porto di Napoli, con conseguenze negative enormi sulla già disastrata economia regionale.

Nessun commento

Powered by Blogger.