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Agroindustriale e turismo tengono a galla il Sud Italia

Se il 2012 è stato un anno buio per l’Italia, con la base produttiva che si è ulteriormente ristretta e la coesione sociale messa a dura prova, lo è stato ancora di più per il Mezzogiorno. Che si mantiene a galla solo in due comparti: quello agroindustriale e il turismo. Riportata sotto controllo la crisi dei debiti sovrani, le poche riforme avviate a livello nazionale - lavoro, welfare e liberalizzazioni - avranno effetti positivi solo nel lungo periodo.
Nel frattempo, l’occupazione scenderà ancora dello 0,3% per tornare a crescere ad un ritmo dello 0,5% solo dal 2014. A pagarne le conseguenze sarà proprio il Sud. Se, secondo la radiografia dell’Osservatorio Banche Imprese sul valore aggiunto dei comuni del Mezzogiorno sono del tutto negativi i principali rilevatori economici nazionali, diventano addirittura allarmanti per le regioni del Mezzogiorno, che registreranno ancora le peggiori performance. Secondo l’OBI, in quest’area del Paese il Pil scenderà dell’1% e crescerà in media appenda dello 0,4% dal 2014. In calo dello 0,8% anche l’occupazione che si attesterà a +0,3% soltanto a fine 2016.

Previsioni dell’OBI


In questo scenario, le regioni più penalizzate saranno Campania, Puglia, Sardegna e Basilicata, ma in mezzo al guado è anche il Lazio. Turismo, agroindustria e servizi potranno fare da traino alla crescita di queste regioni, che sconteranno i mancati investimenti in nuove tecnologie, capitale umano e poli industriali. Secondo l’OBI lo sviluppo può passare proprio per un tipo di turismo in grado di attrarre alta capacità di spesa. Il Sud pesa per il 20% sul totale nazionale, ma l’offerta è ancora fragile e la capacità ricettiva è utilizzata solo al 40% del suo potenziale. Fanno eccezione località come Capri, Siracusa, Sorrento e Amalfi che producono il più alto valore aggiunto e registrano anche una buona presenza di attività legate al terziario. Ciononostante, si tratta di comparti che da soli non riusciranno a garantire un solido sviluppo nei prossimi anni.

Sviluppo secondo il modello Tac 3


Da qui, secondo l’organismo pugliese, la necessità di innescare politiche di sviluppo territoriali su base locale secondo il modello Tac 3: Turismo e territorio; Agricoltura e agroindustria; Creatività, cultura e energia verde. Salvaguardando, tuttavia, il tradizionale Tac rappresentato da Tessile, abbigliamento e calzature e i presidi della grande industria di base, meccanica, aeronautica, cantieristica navale e chimica insediate al Sud. Oltre a questi interventi, afferma il direttore generale dell’OBI, Antonio Corvino, occorre rafforzare la lotta alla criminalità ed alle illegalità ed individuare una più equilibrata distribuzione delle competenze tra governo centrale e periferia:

“Oggi gli strumenti disponibili soffrono di duplicazioni di obiettivi programmatici, oltre che di farraginosità, che ne sconsigliano l’utilizzo. Ciò induce a ritenere che gli ambiti settoriali vadano suddivisi in modo chiaro, demandando quelli che sono caratterizzati da maggiori requisiti di massa critica di risorse da attivare alla competenza del centro, lasciando al territorio la possibilità di decidere secondo le proprie vocazioni e specificità. Come vanno concentrati gli sforzi nello sviluppo delle aree più forti e dinamiche, in modo da trascinare quelle più deboli circostanti tramite logiche di filiera e la creazione di distretti e corridoi per la logistica”.

Come è indispensabile sperimentare interventi innovativi e progetti-pilota da affidare ad una gestione locale.
 “In questa logica, è indispensabile - commenta Corvino - rivalutare lo strumento della Sovvenzione Globale per promuovere lo sviluppo. Tale strumento, cofinanziato dalla Ue, è destinato ad iniziative di sviluppo locale, gestito da un organismo intermedio radicato sul territorio, in modo da coinvolgere i principali stakeholders presenti localmente”.

Eduardo Cagnazzi 

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